NUOVO SIMBOLO

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Il Movimento Nazionale per la Sovranità deve scegliere un nuovo simbolo più chiaro e diretto in vista delle elezioni Europee. Votate quello che preferite! Clicca qui per votare 👉🏻

Un’altra importante novità è emersa all’Assemblea nazionale del Movimento nazionale per la Sovranità che si è tenuta a Roma.
E riguarda proprio il nome della formazione politica. Logo compreso, che sarà sottoposto anche a votazione on line.
A svelarlo è il comunicato diffuso dal segretario Gianni Alemanno:

“Per affrontare le prossime prove elettorali occorre un’immagine più semplice e diretta per l’MNS. Per questo da oggi useremo la sigla “Movimento Sovranista” al posto di quella troppo lunga e complessa di “Movimento Nazionale per la Sovranità”.

Il Simbolo rimarrà lo stesso, come la volontà di offrire una casa comune a tutto il mondo della destra che vuole costruire il Polo Sovranista.
Questo simbolo sarà sottoposto al voto di tutti i membri dell’Assemblea Nazionale e ad un sondaggio on-line sui social del Movimento, in alternativa al nome ”Destra Sovranista” proposto dall’on. Mimmo Nania membro dell Ufficio politico dell’MNS”.

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A SETTEMBRE SI PARTE

TUTTI HANNO UN OROLOGIO…ANCHE GAD LERNER…

IL SALVINI NAZIONALE.

Non solo stop Fornero, flat tax, migranti, Sud e  Sicurezza. L’ondata blu nazionale (ex verde) degli ottantamila di Pontida di domenica scorsa passa anche da un rinnovamento culturale.
Nel suo discorso Matteo Salvini, in camicia bianca, ha ridisegnato parte dell’immaginario di riferimento del nuovo leghismo, legittimando e recuperando figure non imbrigliate nei logori steccati.
Sotto l’egida delle intuizioni di Miglio, evocate a gran voce, il superamento post-ideologico della vecchia stagione di Bossi, il richiamo passionale alla figura di Simone Weil. Della combattente e scrittrice francese, lontana da ogni accusa di populismo ma certamente pragmatica, il leader del Carroccio ha ripreso due passi nodali: da un lato l’idea che i doveri vengano prima dei diritti e, dall’altro, che è criminale ciò che sradica un essere umano dalla sua terra.
E questa non è stata la sola novità:  è stato chiamato in causa Adriano Olivetti e l’umanesimo esemplare del movimento Comunità, proprio in questi giorni che hanno visto trionfare Ivrea come patrimonio dell’umanità.
Linea dura sulla lotta alla mafia: accanto a Falcone e Borsellino c’è stato il ricordo della morte del “giudice bambino” Rosario Livatino, un giudice integro, onesto, coraggioso, che  non andava in tv, non faceva interviste sui giornali, non ha fatto soldi grazie all’antimafia delle parole. Un avvertimento, ovviamente, anche alla nomenclatura europea che vuole soffocarci e non deve chiederci più nulla che faccia soffrire il popolo italiano.
Spazio anche al mondo cattolico con tema il “diritto a non emigrare” di Benedetto XVI e in mano il rosario confezionato da una donna nigeriana sfruttata e illusa, infine, chiudendo, con il “se puoi sognarlo, puoi anche farlo” di Walt Disney.
Tutto condivisibile.
Debbo dire, onestamente, che Salvini sta migliorando di giorno in giorno con la speranza che non si monti troppo la testa come fece l’altro Matteo (Renzi), ma sapendo che è un politico intelligente, concreto e non supponente, speriamo proprio di no. Vedremo.

Legittima difesa e cittadini stufi degli inganni

Ogni volta che in Italia si parla di una riforma della legittima difesa si alzano voci preoccupate: «Se diamo ai cittadini più ampie possibilità di usare le armi – viene detto – c’è il rischio di un Far west».

È un’obiezione che non va ridicolizzata, tutt’altro, perché nasce da una preoccupazione fondata. Il problema però è che a essere ridicolizzata, ancor più spesso, è la proposta stessa di una nuova legge che conceda ai cittadini più ampie possibilità di difendersi. Viene ridicolizzata, sostanzialmente, con tre obiezioni. La prima: la legittima difesa è già contemplata dal Codice penale. La seconda: è lo Stato che deve assicurare la difesa dei suoi membri, delle loro vite e dei loro beni, non ci si fa giustizia da soli. La terza: si agita un problema gonfiato da una «propaganda della paura», perché i dati dimostrano al contrario che i reati, furti in casa compresi, sono in diminuzione.
Tutto vero. Ma solo in teoria. Perché la realtà ci dice cose diverse.

Cominciamo dal punto uno. Ovvio che la legittima difesa sia già nei Codici. Ma più dei Codici contano tante sentenze, ed è un fatto che da molti anni i giudici interpretano in senso molto restrittivo il diritto a difendersi. Di solito, per avere la benedizione legale a reagire, bisogna essere già feriti o mezzi morti, o per lo meno fatti bersaglio da un pistolero. Non si riconosce il diritto alla paura – sì, il diritto alla paura – che ciascuno può provare quando, a qualsiasi ora, si vede aggredito in casa propria. Una riforma della legittima difesa non risolve il problema della sicurezza, ma evita l’ingiustizia che un derubato che reagisce sia vittima due volte.

Secondo. Certo che è lo Stato che deve difendere i cittadini. Ma come mai tanti italiani non si sentono protetti dallo Stato, al punto che uno su quattro si dice favorevole all’uso delle armi? Perché si è arrivati a tanto? Faccio solo un esempio della città in cui vivo attualmente, Parma. La polizia dispone qui di 2-3 volanti, i carabinieri di 1-2. Volanti che devono intervenire anche per gli incidenti stradali e per le liti condominiali, e che dopo ogni intervento devono rientrare al comando per interrogare, verbalizzare eccetera, venendo così tolte dalla strada. Due, massimo tre volanti per turno, in una città di duecentomila abitanti, con un’età media degli agenti sui 50 anni. Non è colpa di polizia e carabinieri, che fanno miracoli: ma le risorse dello Stato al momento sono queste. Queste, più una magistratura che, quando si trova di fronte un ladro appena arrestato, il più delle volte è costretta a rilasciarlo, e impossibilitata a espellerlo se ha di fronte uno straniero irregolare.

E veniamo alla terza obiezione: «Il problema non esiste perché i reati sono in calo». C’è da chiedersi dove vivano, costoro. In calo non sono i reati, ma le denunce, perché la gente ha smesso di farle, avendone constatato l’inutilità. E spesso, quando il bottino è poca roba (ma lo choc della vittima no, non è poca roba) sono le stesse forze dell’ordine a sconsigliare i derubati di «perdere tempo». Parlo anche per esperienza diretta, avendo avuto in famiglia quattro gradite visite dei ladri negli ultimi dodici mesi. Dove vive, chi dice che il problema non esiste, o è gonfiato? Non gira per le città, non vede quanti appartamenti sono ormai ridotti a delle galere, con le grate alle finestre? Se ha almeno una cinquantina d’anni, non si ricorda com’era diverso il clima quando eravamo bambini o ragazzi? Un furto in casa era un tale evento che se ne parlava in tutto il paese e che finiva sul giornale. Oggi, fanno notizia i quartieri che, magari auto-organizzandosi con i controlli di vicinato, possono esibire teneri bollettini di vittoria: «Da un mese più neanche un furto nella nostra via». Caspita, un mese senza furti.

Nessuno pretende che problemi enormi come quello della sicurezza o dell’immigrazione possano essere risolti facilmente: ma è stato il negare la loro esistenza che ha portato alla reazione oggi sotto gli occhi di tutti.
Torno a fare l’esempio di Parma: in questa città – fino a una decina d’anni fa tranquilla e beata come la capitale di un Ducato – la sicurezza è oggi l’argomento numero uno della gente cosiddetta comune, che ha paura a dormire in casa propria e che è stufa di vedere le vie del centro e della periferia, la sera, invase dagli spacciatori.
Molti del Palazzo hanno negato l’esistenza di questo problema, hanno accusato i giornali di fare del terrorismo psicologico, hanno esibito tabelle con i mitici «reati in calo». Risultato: in una città e una provincia da sempre di sinistra, in un’area dove la destra non aveva mai toccato palla, il 4 marzo scorso la Lega ha preso cinque parlamentari sui cinque disponibili.

Questi sono i risultati di un negazionismo, di un «tutto va bene» che è spaziato dalla sicurezza all’immigrazione all’economia; un negazionismo che per troppo tempo ha imbrogliato gli italiani. I quali ora, però, non ci cascano più.

MICHELE BRAMBILLA

BEATO LUI…

Firenze, Renzi compra una villa da 1,3 milioni di euro da 11 vani su due livelli

La casa in una zona lussuosa della città, vicino piazzale Michelangelo. A gennaio aveva annunciato in un’intervista tv di avere nel conto corrente poco meno di 16 mila euro.