CLAMOROSA GAFFE DI LANDINI…

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DURA ATTACCO DEI 5 STELLE AL Segretario della Cgil, Maurizio Landini. 
“Landini chi??? 
Quel sindacalista che fa politica andando contro un governo che difende i lavoratori. Paradossale ma vero! .
Non ci sono più parole per descrivere Maurizio Landini, il segretario della CGIL invece di tutelare i diritti dei lavoratori e portare avanti battaglie serie a sostegno dei cittadini, sapete cosa fa? Si oppone alle politiche che, fatti alla mano, sta mettendo al primo posto i lavoratori. 
Abbiamo già realizzato due punti importanti del contratto di governo mantenendo alcune delle promesse fatte: reddito di cittadinanza e quota 100.
Ma non ci fermiamo, siamo già concentrati sul salario minimo e ci piacerebbe sapere: Landini lo sa o fa finta di non sapere che ci sono italiani che vengono sfruttati dai propri datori di lavoro? 
Landini lo sa o fa finta di non sapere che ci sono italiani che percepiscono uno stipendio da fame da 3 euro l’ora?”.

Un attacco diretto, dunque. E che poggia le basi su una grandissima gaffe di Landini che ha rilasciato un’intervista a La Stampa, in cui in merito al Reddito di cittadinanza, dichiara: “la povertà relativa è aumentata, vuol dire che non è quello lo strumento giusto”.
C’è un errore madornale  errore  nell’analisi di Landini: gli ultimi dati Istat sulla povertà in Italia sono stati pubblicati il 18 giugno 2108.
Il Reddito di cittadinanza è stato erogato da aprile 2019.
Insomma, una gaffe ingiustificabile
.

Ancora molto da fare. C’è voglia di proseguire il lavoro già iniziato. Parla il sottosegretario Durigon: “Abbiamo il contratto da realizzare”

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“Sono molto ottimista: sono convinto che abbiamo fatto tanto e possiamo fare ancora molto”. Claudio Durigon, sottosegretario leghista al Lavoro diffonde ottimismo sulla tenuta del governo. E allungando lo sguardo a dopo le Europee non vede all’orizzonte cambi di squadra o rimpasti, che dir si voglia.

Il decreto sicurezza bis slitta a dopo le Europee. Benché la Lega insistesse per la sua approvazione prima del 26 maggio. Dietro questo pressing alcuni leggevano un fine elettorale…
“C’è un’emergenza, una situazione abbastanza critica e nessun tornaconto elettorale. Noi chiediamo di farlo subito. Come ribadito da Matteo Salvini noi siamo pronti. Prima si fa meglio è. Sono state fatte delle osservazioni, c’erano alcuni punti da sistemare e si è provveduto. Riteniamo che l’emergenza sicurezza c’è, esiste ed è dunque una necessità approvare questo decreto al più presto. Per noi non andava rinviato a dopo le Europee ma si poteva fare anche prima. Prima o dopo cosa cambia?”.

Reggerà il Governo dopo il voto? A leggere le dichiarazioni dei due leader, il dubbio che non si vada avanti 
sorge…
“A me sembra proprio il contrario: entrambi gli alleati hanno detto di voler andare avanti. È normale che ci sia la volontà di procedere e costruire tutto quello che è stato concordato nel nostro contratto di governo. È ovvio che se dopo le elezioni dovesse continuare questo clima di mancanza di affiatamento e di diversità nella visione delle priorità che ci accomuna, e di cui fa fede il contratto, si potrebbero creare situazioni diverse. Ma io non vedo nulla di tutto questo. Vedo invece una campagna elettorale un po’ troppo spigolosa. Noi siamo per il fare. E Matteo Salvini ha già detto che vogliamo andare avanti quattro anni: sono tante le cose da realizzare ancora”.

A che condizioni si può andare avanti?
“Rispettando le priorità del contratto. Abbiamo già fatto tanto: la pace fiscale, quota 100, il primo decreto sulla sicurezza, i successi sull’immigrazione. Adesso abbiamo altri obiettivi importanti, primo su tutti la flat tax e l’autonomia. Dico quindi che c’è tanto da fare, e gli anni che restano al governo li adopereremo per realizzare quel contratto”.

Ci sarà un rimpasto o si andrà avanti con questa squadra di Governo a prescindere dal risultato elettorale?
“Non penso che in questo momento il rimpasto sia argomento principale della discussione politica in maggioranza. Non  credo si tratti di una questione di poltrone, ma di abbassare i toni di una campagna elettorale che secondo me sono troppo alti e di portare a compimento il contratto di governo”.

Questo clima eccessivo che c’è attualmente nel governo va dunque ridimensionato? 
“Assolutamente sì. Non si può andare avanti così. Questo clima è frutto di una campagna elettorale in cui qualcuno ha cercato di alzare i toni perché qualche sondaggio lo vedeva un po’ più giù rispetto all’altro”.

Eppure lei non perde l’ottimismo nel futuro di questo esecutivo.
“Sono molto ottimista. Sono convinto che abbiamo fatto tanto e possiamo fare ancora molto”.

MELONI, BERLUSCONI E ZINGARETTI SI DIANO UNA CALMATA !!!

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CI SONO ALCUNE (BUONE) NOTIZIE CHE SONO VOLUTAMENTE OSCURATE.
Infatti, in questi giorni è stato quasi ignorato il dato nazionale sulla produzione industriale.

Certo, fosse stato negativo, questo dato sarebbe stato abbondantemente commentato dai soloni di Pd e Forza Italia e dai loro giornalisti schierati, ma purtroppo, per loro, l’Istat segnala una nuova crescita della produzione industriale a febbraio (+0,8%), confermata anche su base annua, con un aumento dello 0,9% rispetto a febbraio 2018.
Insomma si vedono i primi effetti delle manovre del Governo. 
Anche l”Ufficio statistico dell’Unione europea (Eurostat) lo conferma: “Negli ultimi due mesi la produzione industriale in Italia è sorprendentemente cresciuta”.
Questo in un contesto in cui la Germania rallenta (-0,2% a gennaio, -0,4% a febbraio) e l’Europa nell’ultimo mese è ferma allo zero.
Tanto che l’Italia è il Paese con il più alto tasso di miglioramento in tutto il blocco industriale.
Anche il giornale di Confindustria ammette che “vi sono segnali positivi rispetto al passato, che sorprendono positivamente gli analisti”.
Ora è chiaro che questi dati, inseriti in una situazione economica da tempo negativa, non sono sufficienti per farci stare tranquilli ma se questo trend continuasse cambierebbe lo scenario economico facendoci finalmente vedere un po’ di luce.
Ci sarebbe, quindi, da gioirne tutti, ma purtroppo c’è chi gode ( i masochisti sono in tutti i settori) quando le cose vanno male e non pensano minimamente di fare gioco di squadra nell’interesse del popolo italiano.
Così i soliti noti (politici e non), continuano a sparare tutti i giorni contro ogni manovra del Governo, comprese quelle che vedranno gli effetti benefici solo nei prossimi mesi, come il Reddito di cittadinanza e Quota cento.
Indubbiamente il quadro che abbiamo di fronte resta complicato, ma certamente meno negativo di come alcuni lo raccontano.

E’ passato sotto silenzio anche il boom registrato dalla nostra Borsa, non su una settimana o su un mese, ma sull’intero primo trimestre di quest’anno (+ 20%).
Una crescita che non ha pari negli ultimi nove anni che testimonia una ritrovata fiducia degli investitori sul nostro Paese e che, di conseguenza, piaccia o non piaccia, anche sul governo Conte che ha la fiducia della maggioranza assoluta degli italiani.

Marco Polo aveva già capito tutto. L’hanno chiamata la Via della Seta, ma in realtà è una strada per lo sviluppo

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Se avesse atteso di fare l’accordo con l’Europa, poi il permesso della Nato, il benestare degli americani e la concessione di Parigi e Berlino, il nostro Marco Polo sarebbe ancora a Venezia in attesa di partire per l’Oriente.
Il grande esploratore di un’epoca in cui l’Italia era divisa in tanti stati ma voleva tracciare il suo destino, si mise invece in viaggio e scoprì la Cina, facendo scattare evidentemente qualche complesso ancora non risolto in Paesi che con Pechino vogliono trattare senza più arrivare secondi.
Di qui si spiega la cagnara che abbiamo visto per settimane, giustificata dal pericolo che aumentare gli scambi con i cinesi ci espone al rischio di essere comprati e controllati, come se americani, russi, israeliani e i cari amici europei non ingerissero per niente nelle faccende di casa nostra.
Ovviamente impedirci dall’estero di fare i nostri interessi non era possibile, e allora ecco scatenarsi i soliti partiti scendiletto di Bruxelles, dei mercati e delle cancellerie, che hanno fatto di tutto per impedire gli accordi che oggi firmeranno il nostro premier Conte e il presidente Xi Jinping.
L’hanno chiamata la via della seta, ma in realtà è una strada per lo sviluppo, che sfrutterà essenzialmente il raddoppio del Canale di Suez per far scaricare nei porti italiani milioni di container che diversamente continuerebbero a viaggiare verso il Nord Europa.
Solo un Governo che non si piega al tornaconto di chi ci è competitor poteva raggiungere questo successo per l’Italia, malgrado i mal di pancia per una partita tutta sua della Lega.
Ma è solo così che questo Paese si rialza.     
                GAETANO PEDULLA’

La priorità è tutelare il popolo. No a un’altra Libia in Venezuela.

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 Parla il presidente della Commissione Esteri, Petrocelli: “La linea da seguire è quella delle Nazioni Unite”

“L’Italia ha posto il veto perché di Libia e di Siria ne abbiamo già avute abbastanza”. Il presidente della commissione Esteri del Senato, Vito Petrocelli spiega così la posizione italiana sulla crisi in Venezuela.

Gli Usa, e, in Europa, Germania, Francia, Spagna e Regno Unito tra gli altri, si sono schierati con Guaidò. Qual è la posizione dell’Italia sulla crisi venezuelana?
“Abbiamo ribadito più volte che il primo interesse del Governo italiano è la salvaguardia del popolo e della stabilità della società venezuelana, il rispetto del diritto internazionale, del multilateralismo e della Carta delle Nazioni Unite. In sintesi: non ingerenza negli affari interni degli altri paesi, rispetto della sovranità di ogni stato membro, rispetto del principio di autodeterminazione di ogni popolo. La posizione dell’Italia nella crisi venezuelana segue questi principi”.

L’Italia ha posto il veto in sede Ue per impedire il riconoscimento di Guaidò da parte dell’Europa. Ma così non si rischia di restare isolati?
“L’Italia ha posto il veto perché di Libia e di Siria ne abbiamo già avute abbastanza. Frasi come “Assad deve andarsene”, “Gheddafi deve andarsene” venivano dette dai presidenti Usa di turno e ripetute dai vari Stati membri dell’Ue. La storia successiva la conosciamo troppo bene. E quindi, per rispondere alla sua domanda, no non rischiamo di restare isolati perché seguiamo e seguiremo la linea delle Nazioni Unite”.

A tal proposito, il Presidente Mattarella ha chiesto scelte condivise da parte dell’Ue. Visto che gli altri leader hanno già riconosciuto Guaidò, ritiene che il Colle stia facendo pressione sul Governo perché faccia altrettanto?
“Rifacendomi alle sue parole, ritengo che il negoziato sia la scelta per la volontà popolare e la richiesta di democrazia; i diktat e l’ingerenza straniera possono produrre violenza, uso della forza e sofferenze della popolazione civile del Venezuela”.

Il leader chavista ha ringraziato il Governo pentastellato per la “solidarietà dimostrata” in riferimento al veto. Rischia di passare il messaggio che, appoggiando un leader tanto discusso come Maduro, l’Italia sembri molto più vicina a quella della Russia e della Cina che a quella del resto dell’Occidente, non crede?
“Azioni di solidarietà con il presidente del Venezuela da parte di movimenti e partiti sono arrivate da tutto il mondo e anche da Roma. Non si riferiva al governo come qualcuno ha voluto insinuare. Ricordo che nel febbraio del 2018, anni di negoziati a Santo Domingo naufragarono proprio al momento della firma. Ecco, io credo che bisogna ripartire per scongiurare un momento come quello e l’Italia farà di tutto perché la situazione non degeneri in un bagno di sangue indotto dalle interferenze straniere”.

M5S e Lega chiedono entrambe elezioni presidenziali, esprimendo una posizione di neutralità ma con importanti distinguo. Ce li può spiegare?
“La linea è quella della Carta delle Nazioni Unite, del multilateralismo e della pace. Era facile essere contro la guerra in Libia dopo il 19 marzo del 2011. Difficile era esserlo prima e denunciare prima quel crimine in violazione della nostra Costituzione, del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite. Dopo la distruzione della Libia, dopo la scomparsa del principale alleato italiano nel Mediterraneo e dopo il tremendo smacco subito dall’Italia era facile essere contro. Milioni tra morti e profughi e il welfare migliore dell’Africa polverizzato. Credo che sia molto più utile in questo caso avere memoria storica, una memoria di ferro”.